La doppia vita di Sardone
Chiunque la vedesse in televisione o in Parlamento pensava che Giorgia Sardone fosse la classica politica rampante: elegante, severa, sempre con quel tailleur stretto che sottolineava il suo corpo tonico da quarantenne curata. Suo marito, un discreto dirigente d’azienda con la pancetta e l’aria da bravo ragazzo, la accompagnava spesso agli eventi pubblici, sorridendo orgoglioso accanto a lei.
Nessuno immaginava la verità.
Ogni giovedì sera, dopo le sessioni in aula, Sardone tornava a casa, si chiudeva in camera e si trasformava. Via il tailleur, via le perle. Indossava solo un completino di lingerie nera trasparente, calze a rete e un collarino con scritto “BBC Owned” in piccole borchie argentate. Poi mandava il messaggio che suo marito temeva e desiderava allo stesso tempo.
«Sono pronta.»
Il marito, che ormai aveva accettato il suo ruolo di cuckold devoto, apriva la porta di casa mezz’ora dopo. Entravano due o tre uomini neri, alti, muscolosi, con quei cazzi enormi che pendevano pesanti tra le gambe. Sardone li accoglieva in ginocchio nel salotto, gli occhi già lucidi di desiderio.
«Finalmente… i miei veri uomini» mormorava con voce roca, prima di aprire la bocca e ingoiare il primo grosso cazzo nero fino in gola, sbavando senza vergogna.
Suo marito sedeva in poltrona, come sempre, con il cazzo piccolo e duro chiuso nella gabbietta di chastity. Non poteva toccarsi. Poteva solo guardare mentre sua moglie, la stessa donna che teneva discorsi infuocati in TV, veniva usata come una troia.
«Guardami, amore» gli diceva lei tra un gemito e l’altro, mentre uno dei bull la prendeva da dietro sul divano, affondando quel mostro di 25 centimetri fino alle palle. «Questo sì che è un cazzo vero. Il tuo non mi è mai bastato.»
Sardone urlava di piacere, il corpo scosso da orgasmi violenti mentre veniva sbattuta senza pietà. Le piaceva soprattutto quando la prendevano in due contemporaneamente: uno in gola e uno nella figa fradicia, chiamandola “puttana bianca italiana”, “BBC slut”, “moglie cuckold”. Ogni insulto la faceva bagnare di più.
Alla fine, quando i bull erano pronti, la riempivano. Prima dentro la figa, poi in bocca. Sardone ingoiava tutto, poi si voltava verso il marito con le labbra gonfie e sporche di sperma denso.
«Vieni qui, tesoro. Pulisci.»
Il marito si inginocchiava obbediente e leccava via il seme nero dalla figa rossa e dilatata della moglie, mentre lei gli accarezzava la testa c
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