Il mondo intero a discutere sulla bellezza di questo ragazzo.
Perché è di questo che si è parlato negli ultimi giorni.
Del suo sorriso. Della sua somiglianza a uno scimpanzé, del suo sorriso “diabolico”, senza preoccuparsi di decenni di battaglie contro il bodyshaming.
Pratica deprecabile: se dici “cicciona”, “pelato”, “stupido”, “ritardato”, “sei vestita da poco di buono”, sui social come minimo ti becchi il 41 bis.
Questo però non vale quando a ricevere la shitstorm è un ragazzo ebreo. E se sei ebreo, è concesso anche il bodyshaming lanciato da un giornale nazionale.
Chissenefrega delle innumerevoli battaglie per evitare i commenti fisici e concentrarsi sui contenuti: chissenefrega, è ebreo, e peggio ancora “colono”.
Il nome, purtroppo o per fortuna, è introvabile, perché rischierebbe cento volte di più.
Ma io mi chiedo: sapete qualcosa di questa persona? Sapete chi è?
Date per scontato che sia il cattivo, l’oppressore, il carnefice.
Quel ragazzo chiamato “colono”, termine usato in modo improprio, nasce, vive e lavora con un fucile al collo. Perché?
Perché quello che gli attribuite sistematicamente è esattamente ciò che è costretto a vivere ogni giorno della sua vita, con l’aggiunta che deve proteggere chi, intorno a lui, non è in grado di difendersi.
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