>>212491Diciamo che i prodromi ci sono stati a inizio '900, il primo passo deciso verso il baratro è stata l'istituzione del Consilium sulla liturgia (mi pare nel 1948; evento in sé del tutto irrilevante, ma perfettamente nella scia che si creerà meno di vent'anni dopo), il problema si è aperto nel 1962, quando il cardinal Siri fu eletto Papa ma dovette rifiutare ("qualcuno" minacciò di morte Siri e famiglia e pure un bombardamento della città di Roma) e quindi ascese al soglio Roncalli (Giovanni XXIII) che subito proclamò di voler indire un concilio.
E dato che con la sconfitta del Fascismo, il ritorno delle massonere (proibite da Mussolini), le influenze protestanti angloamericane, c'era un popolo di aspiranti rivoluzionari che non vedeva l'ora di rifar daccapo la liturgia e la dottrina…
Il bello è che il messale pubblicato nel '65 era solo un full damage control: "mettiamo la liturgia della parola in lingua parlata e lasciamo il resto in latino; mettiamo le preghiere dei fedeli e il secondo ambone, e speriamo che si accontentino".
Invece il massone Bugnini proseguì a fabbricare la nuova liturgia, che fu collaudata nel 1967 (celebrata in latino alla presenza dei soli cardinali, a porte chiuse) e ricevette come maggioranza di voti "non placet" (non piace) oppure "placet iuxta modum" (piace solo un pochino). I "placet" furono la minoranza.