Il caso di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin, letto attraverso la psicogenealogia, rivela dinamiche sistemiche profonde, non riconducibili semplicemente alla cronaca nera o al delitto passionale. Quando ci chiediamo “Perché Giulia è morta proprio in quel momento, e perché per mano di Filippo?”, entriamo in un campo che va oltre la psicologia individuale: tocchiamo l’inconscio familiare e le fedeltà invisibili.
Filippo non è il colpevole originario. È solo l’esecutore. Non giustificato ma spiegato.
Non libero ma incastrato.
Psicogenealogia: il carnefice è solo un tramite
Quando un ragazzo uccide una ragazza che ama,
non sta scegliendo.
Sta obbedendo. A un copione antico. A una fedeltà invisibile. A un ordine familiare profondo, che ha deciso tutto prima ancora della loro nascita.
La madre di Giulia muore nel 2022. Giulia la segue un anno dopo. Una perdita devastante. Ma non solo. Nella logica psicogenealogica, la morte prematura della madre può innescare nel figlio un movimento inconscio di “seguire i morti”, soprattutto quando il lutto non è stato integrato, compreso, “ricollocato”. Giulia è la figlia che spesso è la figura di sostegno dopo la perdita. Un anno dopo, viene uccisa, in modo brutale. Non da un estraneo. Ma da una figura legata, fusa, dipendente da lei. In questa cornice, la morte della madre non è una coincidenza, ma una porta aperta, un buco nel campo familiare. E le fedeltà sistemiche non tollerano buchi: qualcuno va a coprirli. Un anno dopo la morte della madre, Giulia “torna da lei”, in un modo estremo e devastante. Questo richiama l’archetipo della figlia che muore per seguire la madre, spesso non per scelta cosciente, ma per richiamo inconscio del grembo perduto.
Giulia non è morta per caso. È morta un anno dopo aver perso la madre. È stata uccisa da chi non riusciva a separarsi da lei, così come lei, forse, non riusciva a separarsi dalla madre scomparsa. Quando il lutto non viene riconosciuto, il sistema familiare chiede un prezzo. E a volte, quel prezzo è una vita giovane. In psicogenealogia, si dice che quando qualcuno muore troppo presto, sta occupando il posto di qualcun altro. E finché non guardiamo lì, continueremo a contare i morti, senza capire i vivi.
Giulia Cecchettin e Filippo Turetta: una tragedia sistemica, non una semplice storia di gelosia
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