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Nel video “Donne che odiano gli uomini. Il caso di Lindsay Clancy e il tribalismo femminile” (canale Sam Boemi – Psicologia nell’Angolo, circa 43 minuti), l’autore analizza il caso della triplice infanticida Lindsay Clancy e le reazioni pubbliche, collegandole al concetto di tribalismo di genere e alle sue conseguenze sulla stabilità sociale.
Boemi apre con un avviso sui temi scioccanti (infanticidio, autolesionismo, malattie mentali estreme) e avverte che si parlerà anche di “stupidità umana” americana, spesso più estrema di quella italiana. Presenta i fatti: Lindsay Clancy, infermiera di circa 36 anni del Massachusetts, madre di tre bambini (all’epoca circa 5, 3 anni e 8 mesi), nel gennaio 2023 manda il marito Patrick a fare commissioni (farmacia e cibo). Nel frattempo strangola i figli con elastici da fitness, tenta di tagliarsi i polsi e si lancia dalla finestra del secondo piano. Sopravvive paralizzata dalla vita in giù e compare in tribunale in sedia a rotelle. È una confessa: la difesa non nega il fatto, ma invoca l’infermità mentale (psicosi post-partum, allucinazioni uditive di una voce che le ordinava di uccidere i bambini e sé stessa, depressione, possibili effetti di farmaci psichiatrici). Il processo, con telecamere in aula, ha avuto grande risonanza mediatica, eclissando anche casi come quello di Luigi Mangione.
L’autore distingue le reazioni dell’opinione pubblica. Una parte (relativamente “sana”) sostiene che non abbia agito volontariamente, per mancanza di supporto sociale e cure adeguate: la colpa sarebbe della società. Un’altra frangia, composta in prevalenza da donne, va oltre: nega che sia stata lei a uccidere, attribuendo il delitto al marito Patrick, nonostante le confessioni, le prove e la linea difensiva stessa. Boemi mostra come queste teorie infondate trovino spazio sui media e sui social, spesso con empatia maggiore verso l’assassina che verso le vittime bambini.
Confronta il caso con storie italiane come l’omicidio di Garlasco, dove l’innocenza dichiarata dell’imputato lascia spazio a dubbi ragionevoli, mentre qui la confessione rende le teorie alternative pure deliri. Critica il “tribalismo femminile” o “sorellanza”: una solidarietà basata sul genere che deresponsabilizza le donne, inventa giustificazioni o colpe altrui (il marito, il patriarcato, la società) anche di fronte a fatti incontrovertibili. Questo meccanismo, secondo Boemi, riflette un conflitto di genere più ampio che scorr
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