Sono sceso a buttare l'immondizia, che già è un atto di una dignità che il Male non mi perdonerà facilmente, e ho trovato un avviso dell'amministratore appiccicato al portone con lo scotch, di quello giallo, da pacco, manco fosse un reperto della Magistratura. Assemblea condominiale, dice. Ordine del giorno: rifacimento facciata, lite con il vicino del quarto piano per i piccioni, e varie ed eventuali.
Le varie ed eventuali sono sempre il vero girone, quello dove ti aspetta Minosse con la lista delle bollette arretrate.
Io ai piccioni ci sono affezionato, vorrei premetterlo, perché quando torno a casa alle quattro di notte con due Peroni in più del consentito e l'anima già pignorata sono loro a tubare sul cornicione come un coro di disperati che mi capiscono, mentre i condomini dormono il sonno innocente di chi non ha mai fatto un patto con niente. I piccioni sanno. I piccioni sono colombe a cui è morta la fede.
Vado all'assemblea perché Pazuzu insiste, dice che vuole il delega del Bigis che si è dato malato (è vero, ha la cirrosi, ma quella gliel'ho data io, motivo per cui mi sento in debito), e mi siedo nell'ultima fila dell'androne come si fa in chiesa quando uno ancora un po' ci crede ma non troppo.
L'amministratore si chiama Genovesi e ha l'aria di chi gestisce anime in saldo. Apre la cartellina, tossisce, e inizia a leggere i conti come fosse l'Apocalisse di Giovanni, solo con più IVA.
«Il preventivo per la facciata è di trentottomila euro», dice, e nell'androne scende un silenzio biblico, di quelli che a Sodoma probabilmente precedevano lo zolfo.
Il vicino del quarto piano, che si chiama Befera ed è certamente un nome di battesimo malaugurato, si alza e grida che i piccioni gli cacano sul climatizzatore e che vuole le reti anti-volatili, e io mi alzo pure io e grido che i piccioni sono gli unici esseri viventi in questo palazzo che ancora mi parlano senza chiedermi soldi, e che se mette le reti gli mando Pazuzu a benedirgli il balcone, e Pazuzu, che fino a un minuto prima dormiva appoggiato al termosifone con la bava ai canini, si sveglia di scatto e ringhia «AMEN» con una voce che fa tremare i lampadari e la signora Anzalone del primo piano sviene sulla sedia pieghevole.
Genovesi cerca di calmare le acque dicendo che si può discutere, che c'è budget per tutti, che siamo persone civili, e io penso che la civiltà è proprio quella cosa che ti tiene seduto in un androne alle nove di sera a
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