Mi chiamo Valerio, ho 38 anni, e sono fermo nel corridoio della nostra nuova casa, con due calici di Prosecco in mano che stanno diventando caldi, mentre guardo la schiena di mia moglie Elena che fuma sul balcone con la sua migliore amica, separate da me solo da una zanzariera e da tre metri di vuoto che le mie orecchie stanno purtroppo colmando con ogni singola parola.
Abbiamo firmato il mutuo trentennale ieri. Trent'anni. Una vita. Stasera festeggiamo. C'è musica di sottofondo. Gli ospiti sono in salotto. Io stavo portando da bere alla donna della mia vita.
«Allora?» chiede l'amica, Sara. La vedo aspirare fumo.
«Sei felice? La casa è stupenda.»Elena sospira. È un sospiro lungo, grigio, che si perde nella notte. Mi fermo. Il mio istinto mi dice di tossire, di fare rumore, di palesarmi. Ma resto immobile. Sono un ladro a casa mia.
«Sono… serena.» risponde Elena.
Serena. Non felice. Serena. È la parola che si usa per il meteo, non per l'amore della vita.
«Valerio è un uomo d'oro.» continua lei.
«Davvero. È gentile. È solido. Mi adora. Non mi farà mai soffrire come ha fatto Marco. Con Marco era un inferno, non sapevo mai se sarebbe tornato a casa… ma Dio, Sara, quando mi guardava mi sentivo bruciare viva.»Le mie mani stringono i calici. Il vetro sottile rischia di esplodere. Marco. Il suo ex storico. Quello che l'ha tradita tre volte. Quello che lei dice di odiare.
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