Mio fratello abita sopra di noi. Quando lo sento scopare le girlazze che porta a casa mi dà fastidio e non capisco perché. Non è un fastidio per l'invidia che lui scopa e io no perché a 32 anni ho appeso definitivamente il cazzo al chiodo… Ho pensato a una cosa psicoanalitica tipo un amore incestuoso omosessuale nei suoi confronti, cioè non voglio che abbia la girlazza per essere tutto mio, ma non mi convince. Psicofag che mi dice? Perché mi dà così tanto fastidio?
Se prendiamo sul serio il frame “psicofag” e scegliamo il teorico più pertinente per un caso del genere, probabilmente il nome giusto è Sigmund Freud, ma con un’integrazione importante di Jacques Lacan. Perché il punto interessante del thread non è il sesso in sé: è il fatto che il fratello “sopra” gode, mentre lui sotto ascolta.
La scena psicologica è quasi teatrale.
### Lettura freudiana
Freud partirebbe da una cosa semplice: i fratelli non sono mai “neutri” tra loro. C’è quasi sempre una miscela di:
Il fratello che porta donne a casa sta occupando simbolicamente il posto del “maschio riuscito”, vitale, desiderante. L’OP invece dice una frase chiave: > “Ho appeso definitivamente il cazzo al chiodo.”
Questa non sembra solo una battuta. Sembra una rinuncia libidica: “io mi sono ritirato dal gioco”. Ma quando sente il fratello scopare, quella rinuncia non resta tranquilla. Viene continuamente smentita dal fatto che accanto a lui esiste qualcuno che incarna ancora desiderio, potenza, movimento vitale.
Quindi il fastidio può essere:
* non invidia sessuale diretta, * ma ferita narcisistica.
Cioè: “io ho rinunciato, ma il fatto che tu non abbia rinunciato mi ricorda continuamente qualcosa che ho perso o abbandonato”.
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### Lettura lacaniana (più interessante)
Lacan direbbe che il problema non è “voglio le sue donne” né “voglio lui”. Il problema è che il godimento dell’altro è sempre insopportabile.
In Lacan esiste quasi una legge psicologica: > Il godimento altrui è invasivo.
Sentire il fratello scopare significa essere costretto ad assistere all’esistenza del desiderio dell’altro senza poterne controllare il senso.
E infatti il dettaglio fondamentale è acustico:
* lui non vede, * sente.
Il suono sessuale attraversa muri e confini familiari. Entra nel suo spazio mentale. Il fratello non è più “fratello”: diventa un corpo che gode sopra di lui.
Qui il “sopra” conta tantissimo simbolicamente:
* il fratello sopra = posizione dominante/vitale; * lui sotto = passività, esclusione, immobilità.
Per Lacan il fastidio nasce perché il godimento dell’altro distrugge la fantasia che “io sono fuori da questa partita”. No: il suono ti coinvolge comunque.
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### E l’ipotesi “omosessuale incestuosa”?
Freud non la escluderebbe del tutto, ma probabilmente direbbe che l’OP sta prendendo troppo alla lettera qualcosa che è più strutturale che erotico.
Nella psicoanalisi classica:
* identificazione e desiderio spesso si mescolano; * voler “essere come” qualcuno e voler “avere” ciò che ha possono confondersi.
Ma non serve postulare:
* “voglio mio fratello”, * “sono geloso eroticamente di lui”.
È più plausibile qualcosa tipo: > “La sua vitalità sessuale mi perseguita perché mette in crisi il modo in cui mi sono sistemato psicologicamente.”
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### La frase più importante del post
Secondo me è questa: > “non capisco perché”
Perché il fastidio probabilmente non è morale né razionale. È corporeo. Pre-riflessivo.
Il fratello gode → lui si sente:
* escluso, * invaso, * confrontato, * rimesso dentro il circuito del desiderio che credeva di aver abbandonato.
Non è necessariamente repressione omosessuale. Può essere molto più banalmente:
* rivalità fraterna, * ritorno del desiderio rimosso, * irritazione per il godimento dell’altro, * crisi narcisistica legata all’idea di essersi “ritirato dalla vita sessuale”.
In termini lacaniani quasi brutali: > il problema non è che il fratello scopa; > il problema è che il fratello gode rumorosamente mentre lui cerca di convincersi di non desiderare più niente.
>>228954 >In termini lacaniani quasi brutali: > il problema non è che il fratello scopa; >il problema è che il fratello gode rumorosamente mentre lui cerca di convincersi di non desiderare più niente.
In pratica ti sta dicendo che OP è il granchio nel barile, non quello che vuole uscire ma uno dei tanti che lo tira giù verso il fondo. Grim.
Quindi non solo scopa le girlazze, ma a lui hanno dato l'appartamento sopra, mentre tu vivi ancora con la mamma… Anche io sono incel ma vivere con la mamma dopo i 30 è davvero drammatico.
Condoglianze, andrà meglio nella prossima vita, forse.
Non sei brutto, sei solo molto sfortunato. Tuo padre era forse un modello? No, non credo, eppure ha sposato tua madre e ti han messo al mondo. Perché questo? Niente di più semplice, lasciate che mi spieghi.
Anche solo fino ai primissimi anni 2000, soprattutto in Italia e non solo, c'è sempre stata una forte componente religiosa. Dovevi sposarti, punto. Senza se e senza ma. Chi non si univa in un vincolo matrimoniale risultava come sospetto, quasi come fosse una pecora nera: l'uomo sarebbe stato visto come un individuo non in grado di assumersi le proprie responsabilità, e la donna come una poco di buono. Mi dispiace, ma è così.
Solo ciò, basta e avanza per giustificare tutte queste nascite, tra cui le nostre. Fino a 20 anni fa, la donna si sentiva inutile qualora non avesse messo al mondo un fanciullo. Il suo ruolo era quello di essere madre, punto e basta, e la religione giocava un peso non indifferente nel condizionare le sue scelte di vita. La donna non aveva altra scelta di sposarsi con tuo padre. La donna è stata resa dipendente dall'uomo, non il contrario. Come se non bastasse, tutti i canali di informazione, compresa la pubblicità e i programmi TV, ponevano al centro di tutto il benessere del nucleo familiare.
Insomma, per farla in breve: in passato un uomo, per non essere visto come uno scapestrato, si doveva sposare con una donna, la quale era costretta ad appoggiarsi ad compagno per non morire di fame. Tutto qui. Ora questi pregiudizi non sussistono più, e il senso dell'unione è venuto meno. È chiaro questo? Lo sono stato abbastanza?