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 No.243333

Menomale che c'è DL.

>Nell’articolo “Tutti gli errori concettuali dei giornalisti e dei politici che parlano di ‘woke’”, Daniele Luttazzi cataloga una lunga serie di fallacie logiche e concettuali ricorrenti nel dibattito pubblico italiano e internazionale sul tema. L’autore, partendo da una lettura critica di articoli recenti, propone una “panoplia” di errori da evitare per affrontare un argomento complesso senza semplificazioni polemiche.


>Il primo gruppo di errori riguarda la definizione stessa di “woke”. Si tratta di una categoria elastica e indefinita, usata per indicare fenomeni eterogenei (antirazzismo, femminismo, politiche LGBTQ+, DEI, linguaggio inclusivo, cancel culture). Aggregarli in un unico movimento omogeneo, reificarli come un soggetto agente (“il wokismo ha fatto…”) o attribuire loro rapporti di derivazione non dimostrati porta a classificazioni circolari e distorte.


>Seguono gli errori di rappresentatività e quantificazione: confondere aneddoti spettacolari e cherry-picking con la diffusione reale del fenomeno; inferire la sua rilevanza dalla sola visibilità mediatica; usare “mainstream” in modo ambiguo. Un singolo controesempio (come un monumento conservato) non confuta l’esistenza di forme di cancel culture.


>Luttazzi denuncia poi false equivalenze (equiparare pressioni militanti a leggi statali), simmetrie forzate (“la destra è woke al contrario”) e confusioni tra revisione critica del passato, contestazione e censura. Critica le false dicotomie tra diritti civili/identitari e diritti sociali/economici, il benaltrismo, la gerarchizzazione rigid a dei bisogni e la riduzione di tutti i conflitti al solo conflitto di classe. Linguaggio e cultura non sono mere sovrastrutture; l’appropriazione capitalistica di cause non le annulla.


>Altri errori includono etichette metaforiche (“religione morale”), attribuzioni causali non dimostrate (il “woke” come causa della crisi della sinistra o del successo di figure come Vannacci), psicologizzazioni collettive, spiegazioni monocausali e importazioni acritiche di fenomeni statunitensi nel contesto italiano. Infine, si segnalano deformazioni, ridicolizzazioni e moralizzazioni del dissenso.


>Il messaggio centrale è metodologico: distinguere osservazione da deduzione, esistenza da rilevanza, correlazione da causalità. Solo così si può discutere seriamente di politiche concrete invece di ridursi a una guerra di etichette.


https://danieleluttazzi.wordpress.com/2026/09/05/tutti-gli-errori-concettuali-dei-giornalisti-e-dei-politici-che-parlano-di-woke/

 No.243334 RABBIA!

Cazzo è quella roba nella pentolina?
Rabbia per mancanza di fukkorikkion.

 No.243335

File: 1789426243685.jpg (29.52 KB, 455x682, LAPR1018_MGZOOM-2330662974.jpg)

>Aggregarli in un unico movimento omogeneo, reificarli come un soggetto agente o attribuire loro rapporti di derivazione non dimostrati porta a classificazioni circolari e distorte.

Ma non mi dire.
Magari il punto è proprio questo.

>un argomento complesso

Possiamo chiudere qui con la fiera della stronzata.
La pratica degli "argomenti complessi" l'abbiamo risolta ai tempi di Alessandro Magno con il nodo gordiano.
Il "wokismo" è un semplicissimo cartello elettorale atto di minoranze e tematiche speculari ai finanziatori e votanti storici del partito repubblicano americano (green Vs industria petrolifera, vegetariani Vs industria della carne, parodia gay della famiglia tradizionale Vs movimenti religiosi, negri Vs bianchi, etc) oltretutto coltivato in laboratorio (università e tutta la retorica gender) più o meno allo stesso modo dell'alt-right.
Con le differenze che il minestrone alt-right è pi o meno capitalista mentre il secchio dell'acqua sporca woke è più o meno comunista.

La definizione "secchio dell'acqua sporca" la uso per diversi motivi: in primis perché molte minoranze woke sono inconciliabili tra loro (esempio solito islamici e gay) ma sopratutto perché a differenza dell'alt-right che voleva prendere il potere (che Trump ha bellamente sfanculato ma vorrei veder voi dopo che vi hanno pure sparato a fare gli anti sistema a drenare la palude statale) sono un mero ricettacolo di voti le cui prerogative verranno bellamente perculate una volta che i dem abbiano raggiunto il potere (divertitevi coi pronomi mentre fate la fame e i vostri rappresentanti sguazzano nell'oro, vedi la California).

Fattobuffo: non è un caso che il "woke" sia stato scaricato ora che ci sono questioni economiche esistenziali per gli USA e ci si sia dovuti precipitare a metter su una guerra mondiale per il controllo del petrolio la sopravvivenza del dollaro come valuta di riserva mondiale e contro l'avanzata cinese.

TL;DR: potete tornare a chiamare woke la padellina e ba. Gli altri significati sono acqua passata.



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