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 No.214427

Il caso di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin, letto attraverso la psicogenealogia, rivela dinamiche sistemiche profonde, non riconducibili semplicemente alla cronaca nera o al delitto passionale. Quando ci chiediamo “Perché Giulia è morta proprio in quel momento, e perché per mano di Filippo?”, entriamo in un campo che va oltre la psicologia individuale: tocchiamo l’inconscio familiare e le fedeltà invisibili.
Filippo non è il colpevole originario. È solo l’esecutore. Non giustificato ma spiegato.
Non libero ma incastrato.

Psicogenealogia: il carnefice è solo un tramite

Quando un ragazzo uccide una ragazza che ama,
non sta scegliendo.
Sta obbedendo. A un copione antico. A una fedeltà invisibile. A un ordine familiare profondo, che ha deciso tutto prima ancora della loro nascita.
La madre di Giulia muore nel 2022. Giulia la segue un anno dopo. Una perdita devastante. Ma non solo. Nella logica psicogenealogica, la morte prematura della madre può innescare nel figlio un movimento inconscio di “seguire i morti”, soprattutto quando il lutto non è stato integrato, compreso, “ricollocato”. Giulia è la figlia che spesso è la figura di sostegno dopo la perdita. Un anno dopo, viene uccisa, in modo brutale. Non da un estraneo. Ma da una figura legata, fusa, dipendente da lei. In questa cornice, la morte della madre non è una coincidenza, ma una porta aperta, un buco nel campo familiare. E le fedeltà sistemiche non tollerano buchi: qualcuno va a coprirli. Un anno dopo la morte della madre, Giulia “torna da lei”, in un modo estremo e devastante. Questo richiama l’archetipo della figlia che muore per seguire la madre, spesso non per scelta cosciente, ma per richiamo inconscio del grembo perduto.

Giulia non è morta per caso. È morta un anno dopo aver perso la madre. È stata uccisa da chi non riusciva a separarsi da lei, così come lei, forse, non riusciva a separarsi dalla madre scomparsa. Quando il lutto non viene riconosciuto, il sistema familiare chiede un prezzo. E a volte, quel prezzo è una vita giovane. In psicogenealogia, si dice che quando qualcuno muore troppo presto, sta occupando il posto di qualcun altro. E finché non guardiamo lì, continueremo a contare i morti, senza capire i vivi.

Giulia Cecchettin e Filippo Turetta: una tragedia sistemica, non una semplice storia di gelosia

In psicogenealogia, nessuno muore per caso, né resta vivo per sbaglio. Quando Giulia viene uccisa da Filippo, un anno dopo la morte della madre, non è solo cronaca nera: è una storia di fedeltà invisibili, colpe tramandate e identità spezzate.

Giulia: la figlia che resta fedele alla madre morta

Sua madre muore nel 2022.
Un anno dopo, Giulia viene brutalmente uccisa.
Un tempo simbolico, quasi rituale.
In molte genealogie, quando una madre muore giovane o improvvisamente, una figlia la segue.
Non per suicidio conscio, ma per lealtà sistemica.
Perché “non si può andare avanti, se chi ti ha messo al mondo non c’è più”.
Giulia si stava laureando. Stava crescendo. Stava “uscendo” dalla madre. Ma il vuoto non elaborato ha tirato indietro. Chi ha seguito chi, in questa tragedia? Forse Giulia ha seguito la madre.
O forse ha semplicemente occupato il posto della madre nel sistema, e per questo è stata “eliminata”, come accade a chi si prende un posto troppo grande, troppo presto.

Filippo il figlio che non sa uccidersi

Dopo l’omicidio, Filippo prova a fuggire. E poi, dice, vuole suicidarsi. Ma non ci riesce.
Non è solo vigliaccheria. È blocco sistemico. È l’incapacità di agire su di sé, perché non c’è un sé separato. Filippo è fuso con Giulia. Con la madre. Con qualcuno di antico, che ha già perso tutto.
Chi è morto nella sua genealogia e non ha avuto giustizia? Chi è stato abbandonato e ha reagito con violenza? Chi ha vissuto senza strumenti di separazione? Filippo è un maschio senza iniziazione. Non sa elaborare l’abbandono. Non sa separarsi. Non ha costruito un’identità autonoma.
Vive in simbiosi. E quando l’altro se ne va, lui muore dentro. Ma uccide fuori.

“Chi uccide ama troppo” — Bert Hellinger
Nella visione di Hellinger, l’assassino è spesso mosso da un amore cieco, primitivo, distruttivo, legato non alla persona che uccide, ma a qualcuno del proprio sistema familiare.
“L’omicida è colui che, per amore di qualcun altro, si prende il carico di una colpa non sua.
E uccide per fedeltà, per amore antico, arcaico. Un amore che non conosce misura, né limiti.”
Nel caso di Filippo Turetta, questo è lampante.
Non era solo attaccato a Giulia. Era incollato. Fuso. Dipendente. E quindi potenzialmente letale, perché incapace di elaborare la separazione.

Filippo non stava amando Giulia.
Stava amando qualcuno del suo passato familiare.
Qualcuno forse: escluso, dimenticato, umiliato
abbandonato da una donna
o che ha perso una figlia E così ha trasformato Giulia in una rappresentante di quel trauma. E, paradossalmente, l’ha uccisa per “riparare” qualcosa. “Chi ama troppo spesso non ama la persona davanti a sé,
ma una figura ancestrale non riconciliata.”
Giulia e Filippo erano legati da una danza simmetrica. Lei portava il movimento verso la vita, verso la libertà. Lui portava il movimento verso la morte.Ma entrambi erano incastrati in storie più grandi di loro. Giulia segue la madre madre.
Filippo resta vivo al posto di qualcun altro.

E così, in fondo, nessuno dei due è davvero sopravvissuto.

da Psicogenealogista vi dico:
Filippo non ha ucciso per gelosia.
Ha ucciso al posto di qualcun altro.
Per fedeltà a un escluso, un umiliato, un perdente del suo albero. Ha ucciso perché non poteva lasciarla andare, come forse qualcun altro non fu mai lasciato andare.
Ha mancato il suicidio non per codardia, ma perché non era previsto per lui.
Era previsto che restasse, con la colpa addosso.
Giulia è morta un anno dopo sua madre.
Non per caso. Ma perché qualcuno doveva seguirla. Il sistema non tollera vuoti: manda avanti chi è più vitale, più leggero, più libero.
E poi lo sacrifica.

Chi ama troppo non è libero. È incatenato.
Chi muore giovane non è colpevole. È designato.
Finché non leggiamo queste morti con la lente sistemica, continueremo a chiamare amore ciò che è solo debito.
E libertà, ciò che il sistema percepisce come tradimento. Filippo è un esecutore sistemico
Esegue una sentenza mai pronunciata, ma presente nel campo.
Porta a termine una punizione rimasta in sospeso.
Agisce al posto di chi non ha potuto, o non ha osato. L’atto è atroce. Ma il movente non è personale. È transgenerazionale.

Filippo ha eseguito. Giulia ha pagato. Nessuno dei due era veramente libero.
Non si esce vivi da un sistema familiare che non ha fatto i conti con le proprie vittime.
E finché continueremo a parlare di amore malato e di gelosia, ci dimenticheremo la cosa più vera:
che il primo omicidio è sempre genealogico.

 No.214430

File: 1769812375630.jpg (2.27 MB, 3060x4080, autismo.jpg)

Da complottista vi dico:

Filippo non esiste.
Più esattamente: il personaggio-Filippo creato dai media è diverso dalla persona-Filippo, anche fisicamente.

Giulia è stata ammazzata per altri motivi.
Un motivo plausibile (probabilmente l'unico plausibile) è che l'assassinio sia avvenuto nel quadro dei soliti rituali satanisti-esoterici.
È l'unico motivo che spiega le stranezze sia precedenti che immediatamente successive alla sua morte. Inclusa la reazione del padre.

Contestualmente al fattaccio, si è voluto promuovere la moda di chiamare "patriarcato" qualsiasi cosa… missione miseramente fallita, tant'è che quel termine è ormai diventato un meme.

 No.214441

Riproponiamo il sondaggio
https://strawpoll.com/BDyNzWWbOyR

 No.214442

>>214430
Sostanzialmente questo.
Ammetto che non riesco a credere fino in fondo che Turetta non esista, eppure così è.



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